Indignados con la regia di Obama
Nella patria di Steve Jobs hanno più fede nello Stato che nella libera iniziativa, guardano con simpatia alla vecchia Europa sovraccaricata dal welfare massimalista e fanno discorsi di rivalsa, tutti scanditi su noi e loro, dove «noi» sono tutti quelli che manifestano per cambiare il sistema ingessandolo, e «loro» sono quelli di Wall Street.
Tutto questo lo si vorrebbe far passare come spontaneo, una ondata di giusta collera, il verificarsi della ribellione degli oppressi prevista da Marx e mai avverata senza l’istigazione determinata, finanziata e ben organizzata di esponenti borghesi.A ben vedere, però, l’origine programmata e ben organizzata delle manifestazioni è tradita fin dal nome: Giorno della collera, infatti, non è stato coniato in Tunisia o in piazza Tahrir, ma era il nome dato a tre giorni di contestazione studentesca dell’ottobre 1969, in cui circa 300 studenti cinsero d’assedio vari obiettivi nella città di Chicago.
Lasciando ad altri nel Partito democratico il compito di navigare in modo tale da non alienarsi definitivamente il centro moderato, il presidente Obama non ha perso tempo nell’identificarsi con i contestatori, da lui definiti «la voce degli americani frustrati dal funzionamento delle strutture economiche e finanziarie di questo paese».
E dove i Tea Party si proclamano «We, the People» (noi, il popolo), ispirandosi alla Dichiarazione di indipendenza delle colonie americane, gli occupanti di Wall Street si dichiarano «movimento sovrano del popolo», ma non includono fra gli obiettivi del sistema da abbattere il centro di potere più classico ed evidente: la Casa Bianca.
Fonte:
http://it.finance.yahoo.com/notizie/Indignados-la-regia-Obama-italoggi-4283952320.html?x=0
