La spia della ricchezza mette tutti d’accordo, destra e sinistra, conservatori e progressisti, tranne qualche isolato liberale einaudiano e sturziano ancora convinto che il reddito da lavoro non debba essere confuso con la ricchezza (da non mettere al rogo), non foss’altro perché in molti casi rappresenta l’unica fonte di guadagno di una famiglia.
Non è infrequente il caso, in Italia, che famiglie mantenute da un solo stipendio si vedano scavalcate nella concessione di sconti, benefit, agevolazioni eccetera da famiglie assai più cospicue per tenore di vita e guadagni reali, ma che risultano quasi indigenti per il Grande Fratello fiscale.
Né è dato vedere, per i fedeli del Fisco, qualche spiraglio di luce o qualche premio di consolazione, per il semplice motivo che lo Stato dovrebbe avviare una drastica cura dimagrante per liberarsi dei cuscini adiposi alimentati dal parassitismo politico-burocratico che, si legge nei libri di storia, quando supera una certa cifra, può causare rivolgimenti sociali e sollevazioni di massa.
Bossi è insorto e Berlusconi non se l’è sentita di rischiare la crisi di governo, pur avendo la certezza che il referendum per il bipartitismo, in caso di successo elettorale, avrebbe significato la fine della Lega.
Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=237836&IDCategoria=2682
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